ONETA NEL PERIODO PRE-INDUSTRIALE

CONDIZIONI POLITICO SOCIALI ED ECONOMICHE DELLA COMUNITA' DI ONETA

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Panoramica di Oneta, altitudine 750 mt. Sullo sfondo l'Alben coni i suoi 2019 mt. domina la valle del Riso

Dal 1428 gli abitanti di Oneta sono sudditi della grande Repubblica marinara di Venezia. A livello patrimoniale il paese è in stretta connessione con la “Lega di Honio” chiamata anche “Concilio di Honio”; un sistema federativo composta da vari comuni fra i quali spicca per importanza Vertova, dove si fanno 4 fiere annuali, e al mercoledì e venerdì di ogni settimana un mercato della lana. L’intera popolazione di Oneta non supera le 500 persone. Ogni nucleo famigliare è composto in media di 5 unità, le condizioni economiche del paese sono in generale molto povere, tali che il 9 ottobre 1482 viene esentata dal pagamento della decima.

La vita rurale

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ICascina con fienile e abitazione risalente alla fine del 1400

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Secchia in legno con cerchi in rame


La maggior parte delle energie, della vita lavorativa e dei ruoli dei contadini nell’economia rurale della piccola comunità di Oneta, ruotavano intorno alla produzione del cibo necessario a mantenersi in vita e del combustibile sufficiente a scaldarsi d’inverno e a cucinare, la fame era un problema strutturale, la carestia e la povertà erano fenomeni generalizzati specialmente per comunità insediate in aree montane.
In un mondo in cui sopravvivere era l’imperativo principale inevitabilmente vigeva un cupo determinismo. Da ciò che si mangiava e dal combustibile che si usava per riscaldarsi e cucinare dipendeva la distinzione fra ricchezza e povertà.

La popolazione rurale ha sempre vissuto  nella paura, la moria del bestiame era un  evento che poteva compromettere definitivamente l’esistenza già precaria di una famiglia che, con la morte della mucca, della capra o del maiale, restava di colpo senza proteine. Il fatto che una bestia sana potesse ammalarsi e morire dall’oggi al domani era fonte di paura che la società moderna non può capire.
Le attività principali a cui si dedicavano le passate generazioni di Oneta erano: l’allevamento del bestiame, la pastorizia, la tessitura della lana, il taglio dei boschi, e in misura minore la coltivazione del frumento, ciò comportava la presenza di due mulini ubicati lungo il percorso del torrente Riso. A partire dagli inizi del 1600 gli abitanti di Oneta cominciano a conoscere la polenta con farina di mais, prodotto della rivoluzione botanica proveniente dalle Americhe.


  • Dall’estimo redatto nel 1546 per il territorio di Oneta si ricavano le seguenti informazioni:

  • Pecore n. 1129                                   Frumento 48 some
  • Agnelli n. 315                                    Fieno 3192 pesi 
  • Capre n. 42                                        Fieno 1125 sfassi
  • Vacche n. 15                                     Miglio 2 some
  • Manzi n. 13                                       Segale 12 some
  • Buoi n. 5                                            Lana 187 pesi
  • Muli n. 10                                          Panni 30 Valsugani
  • Asinelle n. 4


LE ATTIVITA' PRINCIPALI

IL TAGLIO DEI BOSCHI "L'ECONOMIA DELLA SELVA"

 Il patrimonio boschivo apparteneva quasi totalmente al comune, i boschi maturi per il taglio venivano divisi in lotti “cavede” e successivamente messi all’incanto  “ingazati”. La prima statistica forestale del Regno d’Italia, pubblicata nel 1870 riporta per il comune di Oneta una superficie boschiva di 526 ettari.  La produzione di legna ha rappresentato per la nostra piccola comunità rurale una attività economica di grande rilievo non limitata alla necessità della carpenteria, dell’industria edilizia in genere o a quella del riscaldamento. L’economia della selva dava origine alla produzione di carbone con le carbonaie (attività del “poiat”), destinata alla metallurgia molto attiva nei paesi vicini, e alla produzione di calce per l’edilizia (attività della “calchéra”).     

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Quadro votivo del 1886 per Grazia ricevuta. Il taglio del bosco rappresentava un momento di particolare pericolo

Attrezzi usati per ridurre i tronchi in tavole di legno per l'edilizia

La carbonaia  "poiat"

La carbonaia nel detto comune e dialettale si identifica con il termine “poiat”. La carbonaia viene disposta a piramide e coperta di terra, perché  bruci lentamente senza fiamma fino a trasformarsi in carbone. Nella catasta vengono scavati canali per consentire la lenta combustione e la fuoriuscita del fumo. Giorno e notte e per circa sette giorni, la catasta doveva essere sorvegliata per evitare che si accendesse   e divorasse in breve tempo la legna accumulata. In media ogni sei quintali di legna si otteneva un quintale di carbone. Con il faggio, più consistente, il rapporto poteva essere di  quattro a uno. Il trasporto del carbone veniva affidato ai “portì”, a questo mestiere erano addette anche le donne e i ragazzi. Sia i carbonai che i “portì” lavoravano a contratto e prendevano tanto al quintale di carbone.