L'UOMO E LA MINIERA

La storia antica delle miniere di Oneta

La storia di Oneta si collega a quella dei paesi vicini. Del suo lontano passato si possono fare solo delle ipotesi, in particolare la possibilità che il nostro sottosuolo fosse già sfruttato dagli Etruschi, ipotesi reale dato che questo popolo, profondo conoscitore della metallurgia, portatore di una civiltà autonoma viva e affascinante quanto enigmatica, ha fondato la sua principale base economica sulla coltivazione delle miniere di rame, ferro e zinco, sull’artigianato e sul commercio che arrivava a toccare i confini del mondo conosciuto di allora.
Una testimonianza della presenza di questa straordinaria civiltà la troviamo più facilmente nel nostro dialetto e nella denominazione (toponimi) di alcuni luoghi del paese.
Con Plinio il Vecchio morto nel 79 d.C., nel suo trattato “Naturalis Historia” sembra accertata la presenza romana nelle nostre valli per lo sfruttamento delle miniere. Plinio infatti parla di “ fit aes et lapide aeroso, quam dicunt cadmiam”. In questo caso si intende il minerale di calamina.
Una ulteriore conferma della presenza degli antichi romani nel nostro territorio è testimoniata dal rinvenimento di monete all’interno delle miniere con l’effigie dell’imperatore Galba, successore di Nerone. L’episodio è riportato nel monumentale “Dizionario Odeporico” di Elia Fornoni, conservato manoscritto presso l’Ufficio diocesano d’arte sacra (BG).
Si hanno notizie delle miniere nel 1078, quando il vescovo di Bergamo Arnolfo, che godeva di regalie su tutta la Valle, concesse libertà di sfruttamento minerario agli abitanti del territorio per ricavarne argento e piombo. La concessione venne riconfermata dai Consoli di Bergamo nel 1144.
I Pisani nel medioevo coltivarono i nostri giacimenti. Di tale periodo esistevano cunicoli di circa 40 cm di sezione situati nei dintorni della località Foghera.
Sotto il dominio illuminato della Repubblica Marinara di Venezia (1427 - 1797) con decreto del 9 aprile 1482 viene autorizzata la riapertura delle miniere, nel 1488 il “Consiglio dei Dieci” istituì i “Capitoli ed Ordini Minerali” che regolamentatavano l’attività mineraria secondo
gli ordinamenti vigenti in Germania. La legislazione mineraria della Serenissima venne aggiornata nel 1670 e rimase in vigore fino al 1797.
Vale la pena di ricordare che anche il grande Leonardo da Vinci, nei tormentati anni dell’inizio ‘500, svolse uno studio topografico e minerario della nostra valle per conto del governatore di Milano, Carlo D’Amboyse. Donato Calvi nel 1677 scrive che “nei contorni di Gorno/Oneta nasce zelamina, argento, piombo e christallo come dalli intendenti fu osservato”
Nel 1808 la Repubblica Cisalpina emanò un decreto in materia mineraria più semplice e favorevole allo sviluppo dell’attività. Tale legislazione sopravvisse fino al 1857, anno in cui l’Impero Austriaco promosse una nuova legge introdotta nel Regno Lombardo-Veneto.

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La storia moderna delle miniere di Oneta

Verso la metà del secolo scorso vennero rilasciate diverse concessioni minerarie a ricercatori improvvisati, che con mezzi estremamente poveri non poterono avviare un vero processo di sfruttamento del minerale, tuttavia la fatica di questi pionieri consentì di verificare la reale consistenza del patrimonio disponibile su una vasta area.
Nel 1877 la figlia di Giacomo Sileoni, Artemisia, che aveva avuto in eredità dal padre una miniera, vende la concessione alla ditta inglese “ Richardson e Comp.” Ma già dal 1872 un’altra importante società inglese “ Crown Spelter Company ltd ” aveva ottenuto le prime concessioni per lo sfruttamento delle miniere di calamina di Oneta e Gorno. Quest’ultima società, forte in mezzi economici e con l’impiego di nuovi macchinari, darà luogo ad una vera rivoluzione nel sistema di lavorazione specialmente nel campo del trasporto del minerale con l’impianto di numerose tratte di teleferica.
Con questa nuova strategia e con i mezzi disponibili la Crown Spelter acquisterà quasi tutte le concessioni disponibilii, compresa la Richardson e Comp.
Nel 1891 un’altra società straniera “Vieille Montagne” di Liegi, ottiene una concessione in zone adiacenti a quelle esercitate dalla Spelter. Sino al 1922 le due società lavorano in armonia evitando la concorrenza.
Nel 1922 la società inglese, a causa anche delle perdite subite nelle miniere del Galles, vende tutte le concessioni ed ogni attività patrimoniale alla “Vielle Montagne” che, a causa della crisi mondiale e anche per il tracollo dei prezzi dei metalli, alla fine di luglio del 1931 è costretta a chiudere i propri cantieri ed a licenziare in massa gli operai. Restano senza lavoro più di mille operai.
Dopo due anni di chiusura, il 19 agosto 1933 in Prefettura di Bergamo, si decide la graduale riapertura delle miniere entro il mese di settembre.
Durante la guerra con D.M. del 16 agosto 1941 la concessione è accordata alla “S.A. Nichelio e Metalli Nobili”.
Nel 1946 la concessione è trasferita alla SAPEZ che viene incorporata nell’AMMI nel 1954.
Dal 1973 al 1975 la miniera sospende la produzione, sviluppando però un vastissimo programma di ricerche e di grandi preparazioni.
Nel 1978 l’AMMI si fonde con la SAMIM S.p.A. Quattro anni dopo, il 12 gennaio 1982, quest’ultima società rinuncia alle concessioni minerarie in Val Seriana e Val Brembana.

Effetti socio-economici dell’attività mineraria

L’attività mineraria intrapresa dalle nuove società straniere, concepita con metodi moderni e con il supporto di tecnici minerari, consentirà l’utilizzo di numerosa manodopera. Nel 1910 risultano occupati 800 minatori, per cui nella nostra piccola comunità si assiste ad un incremento demografico considerevole.
Nel periodo 1880 - 1930 molta gente venuta da fuori troverà nel nostro paese un lavoro più sicuro e un luogo di residenza stabile per sé e la propria famiglia.
Nel 1857 la popolazione di Oneta è di 532 abitanti, quasi un secolo dopo, nel 1951, è di 1.127 abitanti.
Il nuovo lavoro del “minerante” inciderà profondamente nel contesto socio-culturale del nostro paese creando le premesse per una nuova e diversa interpretazione del futuro; la comunità di Oneta non sarà più strettamente legata all’economia e alla cultura contadina.